venerdì 16 marzo 2018

Recensione di Le otto montagne di Paolo Cognetti

Le otto montagne di Paolo Cognetti
Le otto montagne di Paolo Cognetti






Titolo: Le otto montagne
Autore: Paolo Cognetti
Pubblicato: Giulio Einaudi editore 2016
Genere: Narrativa contemporanea
Formato: Copertina rigida: 199 pagine


Una bellissima storia di amicizia tra due ragazzi.


Pietro Guasti è un ragazzino che vive a Milano con i genitori. Essi hanno un carattere molto diverso l'uno dall'altra. Tuttavia li unisce la nostalgia per la montagna.


«Ma quel passato saltava fuori quando meno te l’aspettavi. In macchina, nel lungo giro che doveva portare me a scuola, mia madre al consultorio e mio padre in fabbrica, certe mattine lei intonava una vecchia canzone. Attaccava la prima strofa nel traffico e dopo un po’ lui la seguiva. Erano ambientate in montagna durante la Grande Guerra: La tradotta, La Valsugana, Il testamento del capitano. Storie che ormai conoscevo a memoria anch’io: in ventisette erano partiti per il fronte, ed erano tornati a casa solo in cinque. Laggiù sul Piave restava una croce per una madre che prima o poi sarebbe andata a cercarla. Una morosa lontana aspettava, sospirava, poi si stancava di aspettare e sposava qualcun altro; chi moriva le dedicava un bacio e per sé chiedeva un fiore. C’erano parole in dialetto, in queste canzoni, così capivo che i miei genitori se le erano portate dietro dalla loro vita di prima, ma intuivo anche qualcosa di diverso e più strano, e cioè che le canzoni, chissà come, parlavano di loro due. Di loro due in persona, intendo, altrimenti non si spiegava la commozione che le loro voci tradivano così chiaramente.»



Così i genitori di Pietro decidono di prendere in affitto, per le vacanze estive, una casa a Grana, un piccolo paesino di montagna ai piedi del Monte Rosa.


«Mio padre rallentò a passo d’uomo. Fin da quando eravamo partiti seguiva docile le indicazioni di lei. Si abbassò a destra e a sinistra, nella polvere che l’auto sollevava, guardando a lungo le stalle, i pollai, i fienili di tronchi, i ruderi bruciati o crollati, i trattori sul ciglio della strada, le imballatrici. Due cani neri con un campanello al collo spuntarono da un cortile. A parte un paio di case più recenti, tutto il paese sembrava fatto della stessa pietra grigia della montagna, e le stava addosso come un affioramento di rocce, un’antica frana; un po’ più in alto pascolavano le capre. Mio padre non disse niente. Mia madre, che aveva scoperto quel posto per conto suo, lo fece accostare in uno spiazzo e scese dalla macchina, andando in cerca della padrona di casa intanto che noi due scaricavamo i bagagli. Uno dei cani ci venne incontro abbaiando e mio padre fece qualcosa che non gli avevo mai visto fare: allungò una mano per lasciarsela annusare, gli disse una parola gentile e lo accarezzò tra le orecchie. Forse se la cavava meglio con i cani che con gli uomini.»




Lì Pietro conoscerà Bruno Guglielmina un ragazzo molto diverso da lui con il quale nascerà un'amicizia che durerà per tutta la vita.


«Così decise di aiutarmi lei. Non tutti sono della stessa idea, ma mia madre credeva fermamente nella necessità di intervenire nella vita degli altri. Un paio di giorni dopo, in quella stessa cucina, trovai il ragazzino delle mucche che faceva colazione seduto sulla mia sedia. Lo annusai, per la verità, prima di vederlo, perché aveva addosso lo stesso odore di stalla, fieno, latte cagliato, terra umida e fumo di legna, che per me da allora è sempre stato l’odore della montagna, e che ho ritrovato in qualunque montagna del mondo. Si chiamava Bruno Guglielmina. Il cognome era quello di tutti a Grana, tenne a spiegarci, ma il nome Bruno ce l’aveva soltanto lui. Era di pochi mesi più vecchio di me, dato che era nato nel ’72 ma in novembre. Divorava i biscotti che mia madre gli offriva come se non ne avesse mai mangiati in vita sua. L’ultima scoperta fu che non solo io avevo studiato lui, giù al pascolo, ma lui aveva studiato me mentre tutt’e due fingevamo di ignorarci.»



Vincitore del premio Strega 2017 Le otto montagne è un romanzo scritto molto bene in cui Cognetti mostra una grande abilità nel descrivere e far vivere i paesaggi montani. Rilassante come una gita in montagna questo libro vi farà vivere una storia che non dimenticherete facilmente! Confesso che il finale mi ha commosso un po'.



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